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ALCUNI MIRACOLI
DA LUI OPERATI DOPO LA MORTE
VII
CIECHI CHE RIACQUISTANO LA VISTA
1299 1. Nel convento dei frati minori di Napoli vi
era un frate, di nome Roberto, cieco da molti anni. Ad un certo
punto sopra gli occhi gli si formò un'escrescenza carnosa,
che gli impediva di muovere e sollevare le palpebre.
Un giorno si radunarono in quel convento molti frati forestieri,
diretti in diverse parti del mondo.
Ebbene, il beato padre Francesco, specchio di santa obbedienza,
quasi per incuorarli al viaggio con la novità di un miracolo,
volle guarire quel frate, alla loro presenza, nel modo che segue:
Questo frate Roberto era ammalato a morte, tanto che ormai gli
era stata raccomandata l'anima; quand'ecco gli si presentò
il beato Padre, in compagnia di tre frati, modelli d'ogni santità:
sant'Antonio, frate Agostino e frate Giacomo d'Assisi, che ora,
dopo morte, lo accompagnavano premurosamente, così come
lo avevano seguito perfettamente durante la vita.
Prendendo un coltello, san Francesco gli tagliò via la
carne superflua, restituendogli la vista e strappandolo alle
fauci della morte; poi gli disse: “O figlio Roberto, la
grazia che ti ho fatto è un segno per i frati che partono
per lontane genti: è il segno che io li precederò
e guiderò nel loro cammino. Partano con gioia e adempiano
con animo pronto l'obbedienza ricevuta!”.
1300 2. A Tebe, nella Romania, una donna cieca, che
la vigilia di san Francesco aveva digiunato a pane ed acqua
il giorno della festa, di primissimo mattino si fece condurre
dal marito alla chiesa dei frati minori.
Durante la celebrazione della Messa, al momento dell'elevazione
del Corpo di Cristo, la donna aprì gli occhi, vide con
chiarezza, si prostrò in devotissima adorazione.
Così adorando, gridò forte: “Grazie a Dio
e al suo Santo, perché io vedo il Corpo di Cristo”.
Tutti si voltarono verso quel grido di esultanza.
Compiute le sacre cerimonie, la donna con la gioia nello spirito
e la luce negli occhi, tornò a casa sua, tutta esultante,
non solo perché aveva recuperato la vista, ma anche perché
le era stato concesso di vedere, prima d'ogni altra cosa, quel
mirabile sacramento, che è luce vera e viva delle anime.
Tutto ciò, per i meriti di san Francesco e in virtù
della fede.
1301 3. Un ragazzo quattordicenne di Pofi, nella Campania,
per un trauma improvviso, rimase completamente cieco dall'occhio
sinistro. Per la violenza del dolore, l'occhio era uscito dal
suo posto e rimase poi per otto giorni quasi atrofizzato, pendendo
in fuori, sopra la mascella, per la lunghezza di un dito, a
causa dell'allentamento del nervo.
Poiché ormai non restava che asportarlo e i medici davano
il caso per disperato, il padre del ragazzo si rivolse con tutta
l'anima al beato Francesco.
E quell'instancabile soccorritore degli infelici non rimase
insensibile alle sue suppliche Difatti con il suo potere taumaturgico
fece rientrare l'occhio atrofizzato nella sua posizione normale,
sano come prima e come prima sensibile ai raggi della luce sospirata.
1302 4. In quella stessa regione, a Castro dei Volsci,
un legno molto pesante, precipitando dall'alto, colpì
molto gravemente alla testa un sacerdote, accecandogli l'occhio
sinistro .
Gettato a terra, il sacerdote incominciò a lamentarsi,
chiamando a gran voce san Francesco: “Soccorrimi, padre
santissimo. Fa' che possa andare alla tua festa, come ho promesso
ai tuoi frati”. Era, infatti, la vigilia del Santo.
Guarì perfettissimamente e, rialzatosi all'istante, proruppe
in esclamazioni di lode e di gioia, riempiendo di stupore e
di giubilo tutti i presenti, che avevano commiserato il suo
dolore.
Andò alla festa e raccontò a tutti la bontà
e la potenza miracolosa che aveva sperimentato in se stesso.
1303 5. Un uomo di Monte Gargano, mentre nella sua
vigna stava tagliando un legno con la scure, si colpì
un occhio, spaccandolo in due, in modo tale che quasi una metà
pendeva in fuori.
In una situazione così disperata non aveva alcuna speranza
nell'aiuto umano; perciò promise a san Francesco che,
se fosse venuto in suo soccorso, avrebbe digiunato nel giorno
della sua festa.
Subito il Santo di Dio gli fece ritornare nella giusta posizione
l'occhio, ricongiungendo le due metà in cui era diviso
e ridonandogli la limpidezza della vista.
Della lesione non rimase alcuna traccia.
1304 6. Il figlio di un nobile, nato cieco, ricevette,
per i meriti di san Francesco, la vista tanto desiderata e,
a ricordo dell'evento, ricevette il nome di Illuminato.
Riconoscente per il beneficio ricevuto, all'età adatta
entrò nell'Ordine di san Francesco e fece grande progresso
nella luce della grazia e della virtù, mostrando di essere
figlio della luce vera. Finalmente, per i meriti di san Francesco,
concluse il santo inizio con una più santa fine.
1305 7. A Zancato, un borgo vicino ad Anagni, un cavaliere
di nome Gerardo aveva perso completamente la vista.
Avvenne che due frati minori, provenienti da paesi stranieri,
si recassero alla sua casa per chiedere ospitalità.
Furono ricevuti devotamente e trattati con ogni bontà
da tutta la famiglia, per amore di san Francesco.
Poi, rese grazie a Dio e all'ospite, poterono raggiungere il
vicino luogo dei frati.
Ma una notte, il beato Francesco apparve in sogno a uno di quei
frati e gli disse: “Alzati e va in fretta con il tuo compagno
alla casa del vostro ospite. Poiché egli, accogliendo
voi, ha accolto Cristo e me, io voglio ricambiare le sue dimostrazioni
di bontà. Sappi che egli è diventato cieco in
castigo dei suoi peccati, che non si è ancora preoccupato
di purgare con la confessione e la penitenza”.
Appena il Padre scomparve, il frate si alzò e si affrettò
con il suo compagno a compiere l'incarico ricevuto.
Giunti alla casa dell'ospite, gli narrarono insieme per ordine
quello che uno di loro aveva veduto. Rimase fortemente stupito,
quell'uomo, e, dichiarando che tutto quanto gli avevano detto
era vero, fece di buon animo la sua confessione e promise di
emendarsi. Divenuto, così, interiormente un uomo nuovo,
riacquistò subito anche la vista esteriore.
La fama di questo miracolo si diffuse tutt'intorno e stimolò
molti non solo a venerare il Santo, ma anche a confessare umilmente
i propri peccati e ad esercitare l'ospitalità .
AGGIUNTA POSTERIORE
1306 7a. Ad Assisi un uomo fu calunniosamente accusato
di furto e perciò fu accecato per severo ordine della
giustizia civile. Fu il giudice Ottaviano ad emettere la sentenza
di cavare gli occhi all'accusato e fu il cavaliere Ottone a
farla eseguire dai pubblici ufficiali.
Sconciato in questo modo, con le occhiaie vuote, poiché
gli avevano reciso con il coltello anche i nervi ottici, l'accusato
si fece condurre all'altare del beato Francesco e là,
proclamando di essere innocente del delitto imputatogli, invocò
la clemenza del Santo.
Ebbene, per i meriti di san Francesco, nello spazio di Ire giorni
gli furono donati nuovi occhi: più piccoli, certamente,
di quelli che gli avevano tolti, ma altrettanto validi per vederci
chiaramente.
Questo miracolo stupefacente fu testimoniato, sotto vincolo
di giuramento, dal cavaliere Ottone, sopra menzionato, alla
presenza del signor Giacomo, abate di San Clemente per ordine
del signor Giacomo, vescovo di Tivoli, incaricato di inquisire
sul miracolo stesso.
Fu testimoniato, inoltre, da frate Guglielmo Romano, al quale
frate Gerolamo, ministro generale dell'Ordine dei frati minori,
ordinò per obbedienza e sotto pena di scomunica, di riferire
veridicamente quanto sapeva sul fatto.
Stretto da un giuramento così solenne, alla presenza
di molti ministri provinciali e di altri frati assai autorevoli,
egli affermò quanto segue:
Tempo addietro, quando era ancora secolare, aveva conosciuto
l'uomo in questione e costatato che aveva gli occhi. Poi aveva
assistito all'operazione dell'accecamento, in cui l'uomo in
questione ne era stato privato; e anzi, lui stesso, per curiosità,
aveva rivoltato col bastone gli occhi, che erano stati gettati
per terra. In seguito aveva visto quello stesso uomo dotato
di nuovi occhi, avuti in dono dalla potenza divina, con i quali
ci vedeva benissimo.
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